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Ginecomastia

Il termine ginecomastia identifica l’aumento volumetrico benigno della mammella maschile, sostenuto da un processo proliferativo a carico del tessuto ghiandolare e stromale, rendendola simile alla mammella femminile. Per chi presenta questa anomalia può essere difficile far fronte al problema dal punto di vista psicologico. Oltre ad incidere sulla fiducia in se stessi e a causare imbarazzo, in alcuni casi possono comparire dolori alle mammelle.
Clinicamente si parla di ginecomastia allorché nel maschio sia rilevabile una massa discoidale palpabile e consistente del diametro di almeno 2 cm in sede sottoareolare. Nei soggetti di sesso maschile la ginecomastia è la più comune affezione della mammella, rappresentando più del 65% delle affezioni mammarie. Gli elementi morfologici che caratterizzano la ginecomastia, e che devono essere presi in considerazione per pianificare la correzione chirurgica sono: l’aumento del diametro aureolare, la conformazione del torace , l’anomala presenza del solco sottomammario, la ptosi cutanea con abbassamento del complesso areola-capezzolo fino al solco sottomammario, o al di sotto di esso, l’asimmetria. 
Quali sono le cause di ginecomastia?

  • Uno squilibrio ormonale tra il testosterone, e gli estrogeni. Gli estrogeni, gli ormoni femminili, stimolano la crescita del tessuto mammario, mentre il testosterone, l’ormone maschile, ha effetti inibitori per la crescita di questo tessuto. Circa il 50% dei neonati maschi nascono con le mammelle ingrandite. Questo perchè essi hanno alti livelli di estrogeni che provengono dalla madre. Come i livelli di estrogeni ritornano normali, l’ingrandimento delle mammelle scompare, di solito nel giro di poche settimane. L’aumento di volume delle mammelle è più comune nei maschi di mezza età e anziani. Questo perchè invecchiando si produce sempre meno testosterone. Inoltre gli uomini più anziani sono di solito più sovrappeso, ed è noto che il tessuto adiposo produce estrogeni.
  • Insufficienza renale
  • Abuso di alcool
  • Malattie del fegato
  • Irradiazione dei testicoli
  • Sindrome di Klinefelter
  • Marijuana e altre droghe illegali. Molti studi hanno cercato di capire se c’è un link tra l’uso di cannabis e la ginecomastia. Alcuni hanno trovato un’associazione mentre altri non hanno evidenziato nessun collegamento particolare.
  • Infezioni o tumori testicolari
  • Alcune malattie della tiroide
  •  alcuni antibiotici
  •  alcuni farmaci antiulcera
  • chemioterapici
  • antidepressivi triciclici
  • diazepam (Valium) e altri farmaci sedativi
  • steroidi anabolizzanti
  • anti androgeni (farmaci prescritti comunemente per il tumore della prostata o per l’IPB)
  • alcuni farmaci per il cuore, compresi i calcio antagonisti e la digossina (Lanoxin).

La diagnosi viene fatta con visita specialistica mediante palpazione in modo da valutare se c'è l'ipertrofia della ghiandola, l'eccesso di grasso o entrambe le condizioni, in quanto varia il tipo di trattamento da effettuare. E’ importante richiedere: esami del sangue, ecografia mammaria e/o una mammografia. A seconda dei risultati ulteriori test possono essere richiesti, come: rx del torace, TC, RMN, ecografia dei testicoli, biopsia.


CLASSIFICAZIONE DELLA GINECOMASTIA


Grado I
Corrisponde alla ginecomastia ghiandolare pura, caratterizzata dalla lieve protrusione del complesso areola-capezzolo e dall’ aumentato diametro aureolare. Non c’è solco sottomammario, né eccesso di adipe o di cute. Può essere monolaterale o bilaterale, ne sono affetti prevalentemente gli adolescenti. 
Grado II
In questo grado di ginecomastia includiamo i casi in cui il complesso areola-capezzolo si trova al di sopra del solco sottomammario indipendentemente dall’entità del volume mammario. L’ipertrofia può essere a carico del tessuto ghiandolare, tuttavia è sempre presente una componente di tessuto adiposo eccedente, non c’è eccesso di cute. La maggior parte dei pazienti trattati da noi possono essere inclusi in questo gruppo. 
Grado III
I pazienti affetti da questo tipo di ginecomastia presentano ipertrofia di tutte le componenti tessutali della mammella ed il complesso areola-capezzolo si trova sul solco sottomammario o a meno di 1 cm al di sotto di esso. Si osserva in soggetti di tutte le età, ma più frequentemente in soggetti di età avanzata e in eccesso ponderale. L’eccesso di cute si manifesta con lo scivolamento del C.A.C. a livello o poco al di sotto del solco sottomammario, il quale è ben evidente. In questo gruppo possiamo includere la “mammella tuberosa maschile”. 
Grado IV
Include le forme più severe di ginecomastia, fortunatamente rare, sostanzialmente caratterizzate dall’eccesso di cute. È presente ipertrofia di tutte le componenti tessutali della mammella, con marcata ptosi cutanea. Il complesso areola-capezzolo si trova a più di 1 cm al di sotto del solco della mammella. la maggior parte dei pazienti appartenenti a questo gruppo sono obesi. Questa classificazione consente dunque di distinguere i pazienti in 4 gruppi corrispondenti a differenti scelte chirurgiche.
Gli obiettivi del trattamento chirurgico sono : l’appiattimento del torace, l’eliminazione del solco sottomammario, il riposizionamento del complesso areola-capezzolo, la rimozione della cute in eccesso, il ripristino della simmetria, il contenimento degli esiti cicatriziali.
Se la ginecomastia è provocata da un eccesso di tessuto adiposo viene eseguito un intervento di liposuzione, in anestesia locale o generale in regime di day surgery o con un breve ricovero.
Se la ginecomastia è provocata da un eccesso di tessuto ghiandolare e/o adiposo può essere necessario operare oltre ad una liposuzione anche l'asportazione chirurgica del tessuto ghiandolare in eccesso o l'asportazione chirurgica della ghiandola stessa attraverso una incisione periareolare (nel margine inferiore dell'areola mammaria).
L'intervento in questo caso viene eseguito in anestesia generale con una giornata di degenza o in day hospital e dopo l'intervento il torace viene fasciato con una medicazione compressiva.
L’applicazione di drenaggi in aspirazione evita la formazione di sieromi e ematomi.Il risultato nell’immediato postoperatorio è deludente in quanto il torace si presenta appiattito, le areole sono di dimensione corrette, ma la cute periareolare si presenta notevolmente raggrinzita. I pazienti devono quindi essere avvertiti della presenza di queste pieghe periareolari che in buona parte si appiattiscono spontaneamente nell’arco di qualche settimana, mentre in altri casi richiedono una correzione chirurgica a distanza di 6-12 mesi dall’intervento. Le piccole irregolarità della parete possono essere inoltre corrette in anestesia locale con la lipoaspirazione.

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© DR. ARIANNA MILIA
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