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Trattamento discromia cutanea

 Per discromia cutanea si intende la presenza, su ambiti più o meno ampi della superficie cutanea, di “macchie” di numero ed estensione variabile, più chiare o più scure rispetto alla normale tonalità cromatica della pelle e sostanzialmente dovute ad una carenza o ad un eccesso localizzato di melanina. Si parla di ipocromia (o acromia nella sua forma più grave) per le macchie chiare e di ipercromia per le macchie più scure.

Le cause possono essere le più disparate: da un effetto pigmentante anomalo e disomogeneo da parte del sole, sia esso spontaneo in soggetti predisposti (cloasma) o indotto da fattori irritativi chimici locali (es. dermatite pigmentaria da essenze profumate o da lattice di fico), oppure come esito di ustioni solari ripetute (lentigo attiniche) o esito di reazioni infiammatorie particolarmente intense (pigmentazioni post-infiammatorie).
Sempre nell'ambito delle ipercromie le macchie possono essere di natura biotica, indotte dalla iperproliferazione di miceti, come nella Pitiriasi versicolor ipercromizzante, o da batteri come nell'eritrasma.
Le cause delle macchie ipocromiche, invece, possono essere di natura autoimmunitaria, come nel caso della vitiligine, di natura post-flogistica come nella pitiriasi alba (eczematide ipocromizzante) o di natura infettiva (pitiriasi versicolor ipocromizzante).
Le discromie cutanee, siano esse da eccesso o difetto di melanina, si possono manifestare con macchie di diversa forma e dimensioni, con margini netti o sfumati, localizzati per lo più al volto (cloasma, lentiggini, efelidi, discromie postinfiammatorie, eczematide ipocromizzante, vitiligine) o alle estremità (lentiggini, vitiligine, leucodermia coriandolo), ma anche, a volte al tronco (pitiriasi versicolor, pitiriasi alba). La loro estensione può variare da pochi millimetri, come nelle lentiggini o nelle efelidi, fino a diversi centimetri, come nel cloasma attinico o nella pitiriasi alba.
Diversi sono gli approcci terapeutici a disposizione, a seconda della natura del disturbo discromico e alla sua estensione. Per quanto riguarda le iperpigmentazioni, ed in particolar modo il disturbo di gran lunga più diffuso, soprattutto nel sesso femminile, cioè il melasma o cloasma (solare o gravidico), in prima battuta si ricorre all'uso di topici depigmentanti. Si tratta di creme o gel veicolanti molecole ad azione inibente sulla melanogenesi, come l'acido glicolico, l'acido kogico, l'acido azelaico, l'acido ascorbico, l'acido glicirretinico ed il beta-resorcinolo. Agli agenti topici depigmentanti spesso si associano, in soggetti selezionati, sedute di peeling chimico, ad azione esfoliante, a base di acido piruvico, da solo o in associazione ad acido kogico e/o mandelico. Se tutto ciò non basta a risolvere il problema si può ricorrere a terapie fisiche più aggressive, come il LASER , il PLEXR o la dermoabrasione. Per quanto riguarda le iperpigmentazioni di origine infettiva, chiaramente la terapia è di tipo antimicrobico mirato, preferibilmente dopo accurato accertamento microscopico. Le ipocromie, invece, richiedono trattamenti differenziati e spesso con scarsi successi. La vitiligine, sempre imprevedibile e di difficile approccio terapeutico, risponde meglio se localizzata al volto; per essa si ricorre a terapia immunosoppressiva locale (unguenti cortisonici potenti, tacrolimus) o generale nei casi più estesi ed impegnativi (boli cortisonici parenterali o ciclosporina per os), oppure a ripetute sedute di fototerapia con UVB a banda stretta, con discreti risultati. L'eczematide ipocromizzante, ritenuta da molti una forma lieve di dermatite atopica, di solito risponde a brevi cicli di terapia cortisonica topica, con successivo uso locale (o per via orale) di prodotti a base di Acido para-aminobenzoico, una molecola ad azione melano-stimolante.
Le macchie cutanee chiare della Pitiriasi versicolor, nella sua variante ipocromizzante, scompaiono anche a distanza di alcune settimane dalla sospensione della terapia a base di antimicotici locali o per via generale.
La prevenzione delle macchie scure della pelle, ed in particolar modo del cloasma del volto nelle donne, è affidata a schermi solari ad alta protezione in combinazione con depigmentanti da usarsi per tutto il periodo di irradiazione solare estiva. Poco o nulla si può fare per la prevenzione delle discromie ipocromiche.
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© DR. ARIANNA MILIA
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